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Festa patronale di San Sebastiano

Città: 
Melilli
Data: 
20 e 27 Gennaio - 03, 04 e 11 Maggio

Verso la fine dell'Aprile 1414, una nave proveniente dal Mare Adriatico naufragò sulle coste della penisola di Magnisi (nei pressi di Priolo Gargallo) senza riportare fortunatamente gravi conseguenze per coloro che vi erano a bordo. Una cassa in legno trasportata in quella nave, conteneva una statua di San Sebastiano e fu così che i superstiti vollero attribuirgli il miracolo per averli scampati ad una simile tragedia. La leggenda vuole che il Santo venne trasportato dagli abitanti di Melilli fino ad una grotta detta "Carcarella" e da lì mai venne rimosso. Proprio in quel luogo i fedeli innalzarono un maestoso Santuario a lui dedicato, che ancora oggi è meta di continui pellegrinaggi e avvenimenti prodigiosi. La più straordinaria e spettacolare manifestazione popolare in onore al Santo, intrisa di religiosità e per certi versi di eccessiva esagerazione, è stata da sempre la pia pratica del "viagghiu" attraverso cui centinaia di devoti si recano a piedi, nelle prime ore del mattino di giorno 04, dai paesi limitrofi per raggiungere il Santuario dove è esposta la statua del Santo, interamente ricoperta di splendidi ori ex-voto. Emblema del pellegrinaggio è poi la presenza dei "nuri" ovvero uomini e donne che indossano un abito bianco munito di una fascia rossa e un fazzoletto legato sul capo; essi in processione si dirigono da un'edicola votiva fuori paese, fino al Santuario, recando in mano un mazzo di fiori ed esclamando: "Semu venuti di tantu luntanu: prima a Diu e Sammastianu; e cchi semu tutti muti ca nun nu chiamamu: prima Diu e Sammastianu". I nuri entrando così in Chiesa accorrono all'altare maggiore deponendo il loro omaggio floreale e implorando ancora il Santo per le grazie ricevute e le intercessioni proprie. Nei locali attigui al Santuario una vasta esposizione di ex voto (vedi Festa di S.Alfio a Trecastagni) enfatizza ancora di più la profonda venerazione del popolo melillese e non solo, nei confronti San Sebastiano. A rendere ancora suggestiva questa festa nell'aspetto folkloristico sono i tipici tamburelli siciliani presenti in vistosi colori insieme a oggetti sacri, immagini del Santo e candele votive, nelle rivendite ambulanti collocate a ridosso del Santuario. Intorno alle 10,00 una folla festante saluta l'uscita del fercolo argenteo del Patrono che percorre alcune vie cittadine, sostando poi in Chiesa Madre e proseguendo il giro nel pomeriggio. Otto giorni dopo ancora una volta il Santo attraverserà altre vie del paese e al rientro in Santuario avverrà tra le forti grida dei fedeli il commovente rito della "Cunsarbata" ovvero la reposizione e la velata della statua nella nicchia dell'altare maggiore, dove sarà nascosta alla vista del popolo fino al 20 Gennaio, festa liturgica del Santo.

Testo di Andrea Criscione - Foto di Giuseppe Muccio

Video 2010 di Michele Bordonaro

Video: